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Piccoli prestiti personali veloci

 

 

Se si vogliono ottenere dei piccoli prestiti personali veloci ci sono alcune cose da sapere preventivamente. Innanzitutto, iniziamo con lo spiegare cosa sono i prestiti personali veloci. Sono dei finanziamenti di piccolo importo che possono essere richiesti senza vincolo di destinazione. In poche parole, chi richiede questi piccoli prestiti personali non deve né specificare il motivo per cui chiede la somma, né giustificare la destinazione della stessa. Suddetto tipo di credito viene anche detto “credito al consumo”, dato che verrà impiegato per acquistare beni e servizi utili a chi lo richiede. Detto in altre parole, i piccoli prestiti personali veloci altro non sono che prestiti non finalizzati di piccola entità. Sono molto veloci perché tra chi chiede la somma di cui ha bisogno e l’ente che la eroga non c’è alcun mediatore: è tutto molto semplice e, per questo motivo, anche molto veloce. Quanto si può chiedere? Ovviamente il tetto massimo varia a seconda dell’ente che deve erogare il piccolo prestito. Tuttavia, però, possiamo dire in linea di massima che di solito non si superano mai i 10 mila euro. Chi può richiedere questo tipo di prestiti veloci? I dipendenti pubblici e privati in possesso di una busta paga, nonché i pensionati che possono dimostrare di poterselo permettere. Di solito il prestito viene erogato in massimo 48 ore (per questo si dice veloce) ma, ovviamente, prima si deve procedere con tutto l’iter burocratico. Si deve, quindi, fare richiesta e questa richiesta di piccoli prestiti personali deve essere se piccoli, accettata velocemente dall’ente creditizio che si deve accertare che sussistano condizioni e garanzie. Una volta fatto tutto questo, poi, si attende prima la conferma dell’accettazione del prestito e poi l’accredito dello stesso. Ad oggi possiamo dire che questa tipologia di prestito è tra le più richieste in assoluto, dato che è veloce e non c’è alcun bisogno di specificare la destinazione della somma richiesta.

 

 

 

Più prestiti ai pensionati che vogliono organizzare le nozze dei figli

 

La crisi economica dell’ultimo periodo obbliga sempre più le famiglie italiane a richiedere prestiti personali agli istituti o alle società finanziarie. Ma sono anche e soprattutto i progetti di vita, quelli davvero importanti, che rappresentano le motivazioni maggiori per una richiesta di prestito. Prestiti per far fronte alle spese del matrimonio, ad esempio, è questa l’esigenza che registra più domande di finanziamento nell’ultimo periodo. E a farne richiesta sono per lo più le persone anziane, costrette a reclamare convenienti formule di prestiti ai pensionati perché intenzionati ad organizzare le nozze dei propri figli.

Il prestito, d’altronde, è l’espediente più utilizzato, dalle coppie, da giovani ed anziane, per ottenere più liquidità e far fronte, così, alle spese quotidiane. La spiegazione del perché siano poi i pensionati (ovvero i genitori anziani) e non i diretti interessati (gli sposi) a richiedere il prestito è prevedibile: la necessità di fornire delle garanzie a tutela del prestito che solitamente ragazzi di una giovane età non possono fornire all’istituto di credito. Crescono le richieste di prestiti ai pensionati finalizzati al pagamento delle spese di matrimonio ma, allo stesso tempo, diminuiscono gli importi richiesti del finanziamento. Non più matrimoni da favola, quindi, e sembra che i giovani sposi siano pronti ad accontentarsi. Saranno le preoccupazioni dovute all’impegno della restituzione del prestito, sarà la consapevolezza del momento particolarmente delicato, ma le giovani coppie, o chi per esse, se costrette a fare richiesta di prestito, preferiscono somme minime e comunque adeguate ad una cerimonia semplice e la rinuncia, se possibile, di inutili lussi o sfarzi di scena.

Dipendenti pubblici, cessione del quinto e “doppio quinto”

 

Quando venne introdotto nel secondo dopoguerra e più precisamente nel 1950, l’istituto della cessione del quintoriguardava esclusivamente i dipendenti pubblici o statali. Nel 2005, però, la legge ha esteso anche ai pensionati e ai dipendenti privati l’opportunità di avvalersi di questa tipologia di prestito. La cessione del quinto dipendenti pubblici è un prestito personale non finalizzato. Il lavoratore non è infatti obbligato a dare alcuna spiegazione sulla motivazione della richiesta o circa la destinazione del denaro ricevuto in prestito.

 

Tecnicamente funziona così: il prestito non può avere durata superiore ai 120 mesi e le rate vengono addebitate direttamente nella busta paga del richiedente, mensilmente, nella misura non superiore ad un quinto (quindi il 20%) del suo salario mensile. A tutela del finanziamento, il lavoratore pubblico impegna il suo TFR (trattamento di fine rapporto), garanzia che permette di avere accesso a prestiti che offrono condizioni migliori, in termini di importo erogabile, tasso applicato e durata dell’ammortamento. Insomma è possibile richiedere ed ottenere cifre significative con una scadenza molto lunga, in alcuni casi anche di dieci anni. In virtù di questa solida garanzia, potrebbero avere accesso a questo tipo di credito persino quei soggetti che figurano all’interno dei registri dei protesti e che sono quindi “bollati” come cattivi pagatori.

 

La cessione del quinto per i dipendenti pubblici è quindi un’ulteriore e più semplice possibilità di ottenere un finanziamento, per di più agevolato rispetto alle normali condizioni offerte sul mercato. Si tratta di un duplice risparmio: di tempo ed economico. I dipendenti pubblici possono sempre estinguere il rapporto, usufruendo al tempo stesso della restituzione degli interessi ancora non maturati. Una possibilità in più, riservata esclusivamente ai lavoratori pubblici, è inoltre quella di richiedere il cosiddetto “doppio quinto”, o prestito con delega, che permette loro di avere in busta paga una trattenuta massima doppia rispetto a quella prevista dalla normale cessione del quinto.

Banca d’Italia: incremento del 3% nelle richieste di prestiti ai pensionati privati e dipendenti pubblici

 

Sempre più persone necessitano di finanziamenti e prestiti personali per poter vivere dignitosamente. In un momento in cui, però, i prestiti ai pensionati privati e ai dipendenti, risultano, sempre più, ristretti ad un cerchia “privilegiata” di persone, è necessario intravedere nuove opportunità di credito per garantirsi nuova liquidità e in tempi ristretti.

 

La formula della cessione del quinto stipendio o del quinto pensione sembra venire incontro, almeno in questo senso, alle esigenze delle persone, siano essi dipendenti o pensionati, potendo prevedere nuovo credito a condizioni quantomeno vantaggiose. E le rilevazioni fornite dalla Banca d’Italia confermano questa particolare tendenza: il tasso effettivo globale medio (TEGM) su una pratica di cessione del quinto si attesterebbe sull’11,92% per importi di credito al di sotto dei 5mila euro e sull’11,86% per cifre superiori. Tasso comunque agevolato se si considera che la richiesta di un prestito personale, invece, graverebbe sul richiedente con un tasso medio del 12,29%.

 

Nessuna meraviglia quindi se il numero di richieste di cessione del quinto realizza, nell’ultimo periodo, un incremento del 3% confermandosi tra le soluzioni di prestiti ai pensionati privati e dipendenti preferite. Tempi rapidi e tassi convenienti sono i principali vantaggi della formula di finanziamento, a cui, si aggiungono una serie di benefici ulteriori sintetizzabili con la sicurezza del tasso fisso e della rata costanteper tutta la durata del prestito o con la comodità del finanziamento con rimborso diretto in busta paga o pensione. Si perché una volta confermati i requisiti necessari di pratica ed ottenuto il finanziamento sarà il datore di lavoro stesso, o, nel caso di un pensionato, l’ente che gli eroga la pensione, a sottrarre direttamente il quinto per pagare le rate mensili dovute.